Stella Maris
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Fabrica Illuminata

Sabina Leone

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Sabine Leone - in relation with the cluster Inner Government
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Conversazione con Marie-France Vouilloz

Grande Dixence – a conversation with Marie-France Vouilloz

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Les corps attrappés par le discours – La colonna ritrovata

Aurelien Gamboni translated by Franco Buffoni

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La conferenza ha avuto luogo presso lo spazio comune del Museo MA*GA di Gallarate il 15.02.2015
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« Intanto non bisogna lasciarsi confondere dalla polemica e dai suoi sviluppi: chi guardi in maniera più spregiudicata noterà con stupore una notevole e crescente uniformità che va estendendosi al di sopra dei singoli paesi, e non in quanto monopoliodell’una o dell’altra delle due potenze concorrenti, ma in quanto stile globale. Per persuadere, si ricorre alle stesse parole, agli stessi slogan, come pace, libertà, democrazia; un’unica e medesima tecnica viene fatta progredire verso la perfezione. Anche laddove le ideologie sono distinte rispetto all’economia, si ottengono tuttavia risultati sempre più simili nella forma. Anche gli ideali sono comuni; e ciò risulta evidente soprattutto laddove lo sviluppo della tecnica ha acquisito caratteri cosmico-planetari, come nel caso dei viaggi spaziali, della trasformazione della superficie terrestre secondo parametri geologici, della carica dell’atmosfera e della liberazione delle forze terrestri per effetto dello spirito prometeico. Tale similarità riguarda anche la scelta dei simboli, tra i quali quello della stella gioca un ruolo del tutto particolare. Sei è portati a supporre che il colore bianco o rosso della stella dipenda dal suo vacillare, come quello dell’astro che compare al di sopra dell’orizzonte. L’unità appare evidente allo zenit. »

Ernst Juenger, Lo stato Mondiale

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« Poiché è evidente che vivere « il tempo che resta », fare esperienza del « tempo della fine » non possono significare che una trasformazione radicale della rappresentazione e dell’esperienza abituale del tempo. Non si tratta più della linea omogenea e infinita del tempo cronologico (rappresentabile, ma vuota di ogni esperienza) né dell’istante puntualee impensabile della sua fine (…) Sitratta, piuttosto, di un tempo che cresce e urge dentro il tempo cronologico e lo lavora e lo trasforma dall’interno. È, da una parte, il tempo che il tempo ci mette per finire, ma, dall’altra, il tempo che ci resta, il tempo di cui abbiamo bisogno per far finire il tempo, per venire a capo della rappresentazione abituale del tempo e liberarci di essa. »

Giorgio Agamben. La Chiesa e il Regno

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« La prassi corrente ha progressivamente ribaltato la concezione di cosa è meglio dire e di cosa è meglio tacere. Dare libero sfogo a pensieri spregevoli è considerato più « sincero », e dunque più vero che non farsi testimoni di quei barlumi che si mostrano solo nei momenti in cui ci sembra di trascendere il nostro io abituale. La pretesa di aver visto cose sublimi o belle non essendo commisurata alla nostra esistenza ordinaria, è vista come una specie di ipocrita esaltazione di sé. »

Kathleen Raine, The land Unknown.

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« Sono molteplici le ragioni per cui oggi è divenuto rischioso erigere monumenti ai grandi uomini nei luoghi più in vista; vi è tuttavia una ragione fondamentale: l’indebolirsi delle forze che fondano la storia. A ciò è poi strettamente connesso il fatto che la grandezza storca che prende corpo in una figura personale è divenuta poco credibile. Non è più l’uomo che domina un luogo, ma è il luogo che, insieme con la sua costellazione, conferisce all’uomo una potenza funzionale (…) Lo spirito musico, grazie alla sua maggiore vicinanza all’essere, è in grado di percepire questo fenomeno, meglio di chi osservi con uno sguardo storico e politico. Ed è infatti soprattutto nelle forme classiche della raffigurazione plastica, dell’epos e della tragedia che tale spirito si allontana dalla rappresentazione dei grandi uomini per volgersi alle immagini dell’abisso. Nel paesaggio di officina gli automi vengono a occupare una posizione centrale. Questa non può che essere una fase transitoria. Ogni processo di svuotamento, di liberazione dello spazio annuncia una nuova occupazione e ogni congedo annuncia una trasformazione, un ritorno.»

Ernst Juenger, Lo stato Mondiale

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Conversazione con Ingeborg Lüscher

machine, movement and willingness

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HEREMENCE

HEREMENCE

Visiting the town next to the Grande Dixence
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Between earth and sky

sue la routa de

Concrete flowerbeds on the rooftop of the parking on piazzale Europa, Gallarate